Vittoria. 01.09.2026
Ci sono storie professionali che raccontano molto più di una carriera. Sono storie di famiglia, di passione, di sacrifici e di un legame profondo con il proprio territorio. È il caso della famiglia Gambina di Vittoria, da generazioni protagonista nel mondo dell’esercizio cinematografico e oggi nuovamente al centro dell’attenzione nazionale con Giuseppe Gambina, inserito tra i migliori esercenti cinematografici italiani nell’ambito del Premio Carlo Lizzani.
Il riconoscimento, organizzato dall’ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici, viene assegnato agli esercenti che si sono distinti per coraggio, impegno e qualità nella promozione e nella valorizzazione del cinema indipendente. Un premio che assume un significato ancora più importante se letto alla luce della lunga storia della famiglia Gambina, che nel cinema ha trovato non soltanto una professione, ma una vera e propria vocazione.
La presenza dei Gambina nel mondo del cinema affonda le proprie radici nella storia stessa della città di Vittoria. Il nonno di Giuseppe fu infatti il primo a intraprendere l’attività cinematografica, arrivando a gestire quello che viene ricordato come il primo cinema della città di Vittoria.
Una scelta imprenditoriale che, in un’epoca profondamente diversa da quella attuale, richiedeva coraggio, intuizione e una grande fiducia nel futuro. Il cinema rappresentava allora una delle principali forme di aggregazione e di partecipazione culturale e aprire una sala significava offrire alla comunità non soltanto uno spettacolo, ma un luogo di incontro, di emozioni e di cultura.
Quella intuizione è stata raccolta dalla generazione successiva, infatti anche il padre di Giuseppe ha proseguito l’attività nel settore, contribuendo a consolidare una tradizione familiare nella quale l’esercizio cinematografico è diventato un patrimonio di competenze tramandate nel tempo.
È in questo contesto familiare che Giuseppe Gambina ha costruito la propria professionalità. Essere “figlio d’arte”, nel suo caso, non significa semplicemente appartenere a una famiglia che opera nel cinema. Significa crescere respirando quotidianamente il mestiere, conoscerne le difficoltà, comprenderne le responsabilità e, soprattutto, imparare a considerare una sala cinematografica come qualcosa che va ben oltre il semplice luogo in cui si proiettano dei film.
Dietro l’attività di un esercente ci sono infatti scelte imprenditoriali, attenzione al pubblico, capacità di interpretare i cambiamenti del mercato e, in un momento storico particolarmente complesso per le sale cinematografiche, la volontà di continuare a investire nella cultura cinematografica. Senza sottovalutare la condivisione della moglie: Antonella Giardina, che ha materialmente “sposato”, Giuseppe e la sua vocazione.
La storia dei Gambina testimonia proprio questa capacità di guardare avanti senza dimenticare le proprie radici.
Il coraggio di credere ancora nella sala
Il riconoscimento attribuito a Giuseppe Gambina acquista quindi un valore particolare. Il Premio Carlo Lizzani non celebra soltanto i risultati di un’attività commerciale, ma premia il coraggio di quegli esercenti che continuano a credere nella sala cinematografica come spazio culturale e nella necessità di dare visibilità a un cinema di qualità, indipendente e capace di confrontarsi con il pubblico.
È una filosofia che trova una naturale continuità nella storia della famiglia Gambina: generazioni che hanno scelto di dedicarsi al cinema con professionalità e passione, accompagnando l’evoluzione del settore e mantenendo vivo il rapporto con gli spettatori.
Per Giuseppe, dunque, essere tra i migliori esercenti italiani rappresenta anche il riconoscimento di un percorso iniziato molto prima di lui. Un percorso costruito dal nonno, proseguito dal padre e portato avanti oggi con la stessa dedizione.
Un riconoscimento che appartiene a tutta la famiglia
Quando il 10 settembre, all’Italian Pavilion – Sala Tropicana 1 dell’Hotel Excelsior, nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Giuseppe Gambina sarà tra i protagonisti della cerimonia del Premio Carlo Lizzani, dietro quel nome ci sarà inevitabilmente anche la storia della sua famiglia.
Ci saranno il nonno, pioniere dell’esercizio cinematografico a Vittoria; ci sarà il padre, che ha raccolto e continuato quella esperienza; e ci sarà Giuseppe, chiamato oggi a rappresentare una tradizione che ha saputo trasformarsi in professionalità, passione e impegno.
È questo forse l’aspetto più significativo di questo riconoscimento: un premio personale che racconta una storia collettiva.
La storia di una famiglia che ha fatto del cinema il proprio mestiere, ma soprattutto ha dimostrato, generazione dopo generazione, che gestire una sala significa amare il cinema, conoscere il proprio pubblico, assumersi dei rischi e avere la professionalità necessaria per continuare a proporre cultura attraverso il grande schermo.
In un’epoca in cui il mondo dell’esercizio cinematografico è chiamato ad affrontare trasformazioni profonde, la vicenda dei Gambina ricorda quanto siano importanti la passione, la competenza e la capacità di non arrendersi.
Giuseppe Gambina arriva così a Venezia portando con sé non soltanto un riconoscimento, ma un’eredità: quella di una famiglia che da generazioni continua a credere nel cinema e nel valore insostituibile della sala.
