Vittoria. 25.06.2026
Un nome che riporta l’attenzione su Vittoria e su una storia che attraversa oltre mezzo secolo di cronaca siciliana. Il dottor Francesco Burrafato, 85 anni, medico chirurgo noto per essere stato medico a Vittoria e poi primario dell’ospedale di Castelvetrano, è tornato al centro dell’attualità giudiziaria dopo il provvedimento disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo nell’ambito di un’inchiesta sui presunti favoreggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro.
Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, gli investigatori ritengono che Burrafato possa identificarsi con il soprannome “Parmigiano”, citato in alcuni documenti riconducibili al boss di Castelvetrano. Le contestazioni riguardano presunti rapporti di sostegno logistico ed economico che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero radici lontane nel tempo. Si tratta tuttavia di accuse che dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti.
La figura del medico richiama anche vicende molto più datate. Negli anni Settanta, infatti, il suo nome sarebbe comparso in alcune cronache relative al fenomeno del traffico clandestino di reperti archeologici che interessava diverse aree della Sicilia sud-orientale. Di quelle vicende si occupò anche il giornalista Giovanni Spampinato, giovane cronista de “L’Ora”, che dedicò numerosi articoli alle attività e agli interessi economici legati al patrimonio archeologico dell’epoca. Burrafato, invece, proseguì la propria carriera professionale lontano dall’area iblea, affermandosi negli anni come medico a Castelvetrano.
Il suo nome sarebbe riemerso anche nel 2018 all’interno di un fascicolo d’indagine della DDA di Palermo relativo alla rete di presunti sostenitori della latitanza di Matteo Messina Denaro. Quel procedimento, secondo quanto riportato dalla stampa, si concluse successivamente con un’archiviazione.
Parallelamente all’attività medica, Burrafato ha sempre coltivato una forte passione per l’antiquariato e per i reperti archeologici, interesse che diversi articoli di stampa indicano come una costante della sua vita. Un elemento che contribuisce a delineare il profilo di una figura complessa, oggi nuovamente al centro dell’attenzione pubblica per vicende che la magistratura è chiamata ad accertare.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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