VITTORIA. 20.10.2025
La città è stanca, Eppure subisce e reagisce. Ma fino a quando? È questa la domanda che rimbalza tra le strade del centro storico di Vittoria, dove il malessere dei cittadini ha ormai superato la soglia del silenzio e della sopportazione. A portare sotto i riflettori nazionali, per la seconda volta in pochi giorni, la città e la situazione, è stata la trasmissione televisiva Fuori dal coro, andata in onda ieri sera su Rete 4, con un servizio firmato dalla giornalista Angela Camuso.
Nel servizio si parla senza mezzi termini: “la sera, già dalle 19,30, il centro appare svuotato dei suoi residenti storici e frequentato quasi esclusivamente da immigrati, tutti uomini, molti dei quali dichiarano apertamente alla giornalista di Rete 4, di essere privi di permesso di soggiorno o con documenti scaduti”.
Una condizione che apre a scenari di marginalità e insicurezza. Tra le testimonianze raccolte, anche quelle di cittadini vittoriesi che denunciano un aumento dei furti, una microcriminalità sempre più diffusa e un senso generale di insicurezza che, di fatto, ha modificato abitudini e libertà quotidiane, nessuno vuole correre il rischio di farsi aggredire o di assistere a spogliarelli all’aperto.
Il quadro che emerge è quello di una città che si sente sola, lasciata a sé stessa. Non si tratta di razzismo né di pregiudizio, la gente di Vittoria, da sempre abituata alla convivenza, all’accoglienza e alla generosità, chiede regole chiare e rispetto per la legalità. Non si tratta nemmeno di abbandono da parte delle forze, ma da sole non ce la fanno, pochi uomini e donne per badare giorno e notte ad un territorio che non è circoscritto solo alla città, ma comprende anche centri vicini. La questione quindi non è l’origine delle persone, ma il contesto in cui si muovono, l’assenza di controlli efficaci, l’impunità percepita, alimentano un disagio profondo e trasversale.
Nonostante tutto, Vittoria continua a reagire. Lo fa come può, con la denuncia pubblica, con il confronto, con la tenacia di chi non vuole cedere alla paura. Ma quanto a lungo si potrà chiedere ai cittadini di mantenere i nervi saldi? Di continuare a vivere tra saracinesche abbassate prima che faccia buio e sguardi che evitano l’ignoto? La via Cavour, un tempo salotto di Vittoria, ora terra di nessuno, nonostante le ordinanze i divieti, accade ciò che non dovrebbe accadere.
Il messaggio che arriva da questa città è chiaro: non si può più fingere che tutto vada bene. Vittoria ha bisogno di risposte, di sicurezza reale e percepita, di politiche serie e non spot televisivi. Perché nessuna comunità può reggere all’infinito sotto il peso del silenzio e dell’abbandono.
La politica locale si arrampica sugli specchi, arriva fin dove poi e chiede sostegno alla politica nazionale, quest’ultima, tramite il Senatore vittoriese Salvo Sallemi, ha avviato un percorso per un incontro tra il Ministro Piantedosi, lo stesso Senatore e il Sindaco Aiello, e, se possibile anche con il capo della polizia.
Intanto le risse continuano, una dietro l’altra, ieri sera due nel giro di una manciata di minuti, ieri l’altro una megarissa ad Acate.
E se questi episodi fossero un segnale inquietante? Spiego meglio: nel corso della mia lunga attività giornalistica, ho vissuto anche questo. Tanti anni fa, in periodo pre-natalizio, una telefonata anonima informò il centralinista del Comune, dove era atteso da lì a poco un importante personaggio politico, nonché le forze dell’ordine, tutte quelle presenti in città, che una carica esplosiva ad alto potenziale, era stata collocata nel palazzo comunale. Inutile soffermarsi su cosa è accaduto, un concentramento straordinario di polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale, concentrata nei pressi del palazzo, mentre gli artificieri lavoravano alla ricerca dell’ordigno segnalato.
Poi, per fortuna, dopo ore di ricerche, nulla, nessuna bomba.
Dopo un paio di giorni è trapelata la notizia che proprio a Vittoria, in zona stadio comunale, quindi all’ingresso della città, lato Comiso, in quelle ore si era tenuto un vertice di cosa nostra a cui avrebbero partecipato i capi di tutta la Sicilia. Questa storia, ancora oggi resta un mistero.
Oggi accade giornalmente che le risse sono una dopo l’altra e tutte concentrate in una zona della città che coincide con uno degli ingressi per chi viene da fuori.
Non penso sia necessario aggiungere altro. Infine, oggi abbiamo appreso dai media, che all’attentato in danno delle auto di Sigfrido Ranucci, c’era lo zampino della mafia albanese.
Allora questi albanesi esistono?
Non sono solo l’invenzione di qualche giornalista fantasioso?

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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