Vittoria. 24 gennaio 2026
Stefano Pepi, acatese di nascita ma vittoriese di adozione, si è sempre cimentato nella scrittura, oltre che per hobby, per passione. L’ultimo suo scritto, il morso della lupa, è un saggio storico che ogni lettore può interpretare a modo suo, ma resta un testo intenso e suggestivo che riesce a coinvolgere il lettore fin dalle prime pagine, grazie a una scrittura incisiva e a un’atmosfera carica di tensione. L’autore costruisce una storia in cui realtà e simbolismo si intrecciano, dando vita a un racconto profondo, che va oltre la semplice narrazione dei fatti.
Il titolo stesso richiama un’immagine forte e primordiale: la lupa diventa metafora dell’istinto, della paura e delle ferite interiori che segnano i personaggi. Pepi utilizza questo simbolo per esplorare il lato più oscuro dell’animo umano, mettendo in luce conflitti interiori, scelte difficili e conseguenze spesso dolorose.
I personaggi sono delineati con grande attenzione psicologica, non sono eroi perfetti, ma individui fragili, quindi realistici, attraversati da dubbi e contraddizioni. Questo li rende credibili e vicini al lettore, che può facilmente immedesimarsi nelle loro esperienze e nei loro tormenti.
Lo stile dell’autore è diretto ma allo stesso tempo ricco di immagini evocative. Le descrizioni non sono mai eccessive, ma riescono a creare ambientazioni cupe e coinvolgenti, che contribuiscono a mantenere alta la tensione narrativa. Il ritmo del racconto è ben calibrato e spinge a proseguire la lettura con interesse crescente.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la sua capacità di far riflettere su temi universali come la paura, la colpa, la lotta tra istinto e razionalità e il peso del passato. Il morso della lupa non è solo una storia da leggere, ma un’esperienza emotiva che lascia il segno.
In conclusione, il libro di Stefano Pepi è una lettura consigliata a chi ama i testi intensi, psicologici e ricchi di significato. Un’opera che coinvolge, inquieta e invita a guardare dentro se stessi.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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