Vittoria. 28.01.2026
Non è solo un fatto di cronaca l’aggressione subita da Emilio Tringali nei giorni scorsi a Vittoria. Sarebbe riduttivo, e forse comodo, archiviarla come l’ennesimo episodio di violenza urbana, frutto di disagio giovanile o di una degenerazione sociale ormai cronica. Lo stesso Tringali, nel comunicato diffuso dopo, invita a spostare il focus dalla sua persona alle “vittime morali” di un sistema che produce rabbia, abbandono e violenza. Ma ignorare chi è Emilio Tringali e cosa rappresenta nel territorio significherebbe non cogliere la portata reale dell’accaduto.
Tringali è un cittadino vittoriese che da anni, in assoluta autonomia e senza alcun tornaconto economico, denuncia irregolarità, abusi e fatti criminali che riguardano non solo Vittoria ma ampie aree della Sicilia. È stato, di fatto, il primo e forse l’unico, ad accendere i riflettori su vicende che avrebbero meritato ben altra attenzione istituzionale e mediatica. Tra queste, spicca quella della discarica di Passo Scarparo, sito altamente inquinato e inquinante, la cui pericolosità è tale da aver alimentato il sospetto che i tumori fulminanti che hanno stroncato due ufficiali della polizia locale, Maltese e Picci, possano essere collegati ai sopralluoghi effettuati in quell’area dagli stessi.
Un sospetto grave, inquietante, che non può essere liquidato con superficialità, così come l’episodio occorso al Sindaco Aiello, (scrive Tringali) circa un mese addietro, che sembra caduto nel dimenticatoio. E ovviamente non può esserlo il lavoro di ricostruzione svolto da Tringali, persino su una morte rimasta avvolta nel mistero. Informazioni, documenti, collegamenti che lo scrittore ha messo a disposizione della collettività, ma anche di investigatori e magistrati, senza alcun filtro, senza protezioni, spesso nel silenzio generale.
In questo contesto, l’aggressione subita, apparentemente priva di una motivazione chiara, assume contorni che impongono prudenza e attenzione. Non si tratta di trarre conclusioni affrettate, ma nemmeno di ignorare i dubbi legittimi che emergono. Gli stessi dubbi che Tringali affida, con toni misurati ma fermi, al suo comunicato stampa: perché proprio lui? perché ora? perché con quella violenza?
Il richiamo al disagio giovanile, al crack venduto a venti euro, alle “bambine vestite da donne” che stazionano in strada fino a notte fonda, non è una digressione sociologica. È un quadro d’insieme. È il segnale di un territorio lasciato a se stesso, dove le periferie sociali e morali diventano terreno fertile per ogni forma di degrado, compresa quella che colpisce chi prova a rompere il silenzio.
Per questo, l’aggressione a Emilio Tringali non può e non deve essere sottovalutata. Le sue parole, i suoi “velati suggerimenti”, le sue indagini autonome non sono il frutto di un protagonismo personale, ma di un impegno civile che, piaccia o no, ha anticipato domande che oggi tornano con forza. Ignorarle sarebbe un errore. Minimizzarle, una responsabilità.
Il ringraziamento finale rivolto alla Polizia, al Sindaco e alle autorità cittadine per la vicinanza espressa è un gesto di correttezza istituzionale. Ma ora serve qualcosa di più, serve attenzione vera, approfondimento, continuità. Da parte delle istituzioni, ma anche e soprattutto, da parte dell’informazione.
Perché quando chi denuncia viene picchiato e chi ascolta resta in silenzio, il rischio non è solo quello di perdere un testimone scomodo. È quello di perdere un’altra occasione di verità.