Vittoria. 05.12.2025
Un milione di euro il riscatto per la liberazione del ragazzo rapito, ma la perdita del cellulare della vittima durante il sequestro, avrebbe fatto fallire il progetto per l’impossibilità di mettersi in contatto con i suoi familiari. È questa la ricostruzione che il Gip di Catania, Luigi Barone, definisce quanto mai inverosimile del rapimento a Vittoria del minore, da parte di un gruppo criminale composto da Gianfranco Stracquadaini, Stefano La Rocca e Giuseppe Cannizzo. I tre hanno ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Stracquadaini, che stava creando un suo gruppo criminale nel Ragusano, è stato arrestato nell’ottobre scorso dopo un anno di latitanza. Il Gip, nell’ordinanza emessa su richiesta del Procuratore Francesco Curcio e dell’aggiunto Sebastiano Ardita, rileva che anche se volesse ritenere corrispondente alla realtà questa ricostruzione, attribuirebbe alla vicenda un epilogo grottesco che mal si concilia con l’attenzione con cui il rapimento era stato pianificato ed attuato e con le mire espansionistiche mafiose che, si sostiene da parte dell’accusa, avrebbero animato Stracquadani e i “soci”. In realtà, osserva il Gip, è molto probabile, anche se allo stato non dimostrato, che siano state altre dinamiche intervenute dopo Il rapimento, tali da portare in brevissimo tempo alla liberazione dell’ostaggio con intervento di persone la cui identificazione consentirebbe di comprendere la relazione tra questo delitto e le organizzazioni criminali mafiose operanti nel territorio di Vittoria. In assenza di dati investigativi certi e precisi che illuminano sul contesto criminale nel quale la vicenda è maturata e si è risolta, allo stato potrebbe escludersi la correlazione tra il sequestro in esame ed eventuali consorterie mafiose beneficiarie di questa azione. Dalla lettura delle circa 40 pagine dell’ordinanza, emerge anche un altro particolare: un amico della vittima che era con lui al momento del sequestro lo avrebbe tradito, svolgendo il ruolo di basista e rivelando ai sequestratori, in tempo reale, la sua esatta posizione, permettendo così al gruppo criminale, di agire con precisione chirurgica, consentendogli di arrivare esattamente nel luogo e nell’orario in cui il ragazzo si trovava in strada assieme ad altri due amici. Le indagini dunque proseguono a ritmo serrato per fare piena luce sull’inquietante e inconsueto episodio, non utilizzato fino a ora, da consorterie criminali mafiose.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

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