Vittoria.18.12.2025
Cambia stile la criminalità, dopo un sequestro di persona a scopo di estorsione in città e dopo una rapina in un market Eurospin della Sicilia orientale, in modalità narcos, adesso è stata fatta piena luce su un gravissimo episodio verificatosi 3 mesi fa nelle campagne vittoriesi.
Su delega della Procura della Repubblica di Catania, DDA gli agenti della squadra mobile di Ragusa, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro cittadini di nazionalità bangladese, ritenuti allo stato, gravemente indiziati dei delitti di sequestro di persona aggravato a fini di estorsione e di tortura aggravata, commessi in danno di migranti connazionali appena giunti in Italia.
Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Catania, è stato eseguito nei confronti di tre indagati, mentre un quarto risulta attualmente irreperibile.
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dalla sezione criminalità straniera della mobile iblea, hanno consentito di ricostruire un episodio di estrema violenza avvenuto nel settembre scorso nel territorio di Vittoria. Le vittime, due giovani migranti del Bangladesh, regolarmente giunti in Italia attraverso il decreto flussi, attratti con l’inganno dalla promessa di un lavoro e di un regolare contratto.
Secondo l’impostazione accusatoria, i due giovani sarebbero stati condotti in un’abitazione rurale isolata nelle campagne vittoriesi, trasformata in una vera e propria prigione. Qui sarebbero stati privati dei telefoni, separati e rinchiusi in stanze diverse, legati mani e piedi anche con catene e sottoposti a violente aggressioni con spranghe di ferro e tubi metallici, nonché a tentativi di strangolamento.
Le sevizie, protrattesi per oltre 24 ore, sarebbero state finalizzate a costringere le vittime a contattare i propri familiari in Bangladesh per ottenere il pagamento di ingenti somme di denaro in cambio della liberazione. Per aumentare la pressione psicologica, gli indagati avrebbero fatto ascoltare ai familiari le urla di dolore dei giovani durante le aggressioni, oltre a vantare una presunta appartenenza a gruppi di criminalità organizzata.
Solo dopo il pagamento di circa 20.000 euro, le vittime sarebbero state rilasciate, seppur con l’esplicita minaccia di ulteriori ritorsioni qualora avessero denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine.
Gli investigatori hanno evidenziato come il modus operandi degli indagati richiami pratiche tipiche delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani operanti in Libia, dove i migranti vengono sequestrati, torturati e filmati per estorcere denaro ai familiari. In questo caso, però, la violenza sarebbe stata consumata sul territorio italiano, in un contesto appositamente predisposto per agire indisturbati.
Le indagini proseguono per rintracciare il quarto indagato e per accertare eventuali ulteriori responsabilità.