Vittoria. 27 giugno 2026
L’episodio avvenuto oggi intorno alle 20,00 in spiaggia, all’inizio del lungomare Lanterna, rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme di una situazione che, purtroppo, molti cittadini conoscono ormai fin troppo bene. Due giovani, un ragazzo e la sua fidanzata, sono stati circondati da cinque persone che, con atteggiamenti inequivocabili, hanno lasciato intendere di avere intenzioni tutt’altro che pacifiche, tanto è vero che pochi attimi prima avevano fatto avance alla ragazza. Solo la prontezza e il coraggio del ragazzo, che grazie alla propria prestanza fisica è riuscito ad affrontare la situazione, hanno evitato conseguenze peggiori, inducendo i cinque ad allontanarsi.
Ma ciò che colpisce ancora di più è quanto accaduto intorno a quella scena. Decine di persone erano presenti sulla spiaggia. C’erano anche i titolari di un’attività commerciale. Eppure nessuno è intervenuto, nemmeno con un semplice gesto di responsabilità come una telefonata alle forze dell’ordine. Un silenzio che pesa e che racconta molto del clima di rassegnazione che sembra essersi diffuso.
Non si tratta, purtroppo, di un episodio isolato. Soltanto due giorni prima, gli stessi cinque individui avrebbero circondato una donna in spiaggia insieme ai suoi figli piccoli, alimentando un senso di insicurezza che ormai accompagna la quotidianità di tanti cittadini.
È da qui che nasce la rabbia. Non dall’odio verso qualcuno, non dal colore della pelle, dalla nazionalità o dall’origine delle persone coinvolte. Nasce dal desiderio, legittimo, di poter vivere serenamente nei luoghi in cui siamo nati, di passeggiare sul nostro lungomare, di trascorrere una giornata al mare con la famiglia senza il timore di essere intimiditi o aggrediti.
Confondere questa richiesta di sicurezza con il razzismo significa spostare il problema invece di affrontarlo. Chi chiede più controlli, più presenza dello Stato e il rispetto delle regole non sta chiedendo privilegi, ma diritti. La legge deve essere uguale per tutti e chi commette reati deve risponderne, indipendentemente dalla sua provenienza.
È altrettanto evidente che gli organici delle forze dell’ordine, ridotti ormai al minimo, non sono sufficienti a garantire un presidio efficace del territorio. Gli uomini e le donne in divisa fanno il possibile, spesso ben oltre le proprie possibilità, ma senza un adeguato rafforzamento degli organici diventa difficile prevenire episodi come questi.
La preoccupazione dei cittadini è che, di fronte al ripetersi di simili fatti e alla percezione di un’insufficiente risposta dello Stato, qualcuno possa decidere di farsi giustizia da sé. Sarebbe una sconfitta per tutti. È proprio per evitare questo scenario che servono interventi concreti, tempestivi e visibili.
La Sicilia è una terra da sempre accogliente. Lo ha dimostrato nella sua storia e continua a dimostrarlo ogni giorno. Ma l’accoglienza non può mai significare rinunciare alla legalità. Integrazione e rispetto delle regole devono camminare insieme.
I cittadini chiedono soltanto una cosa: poter tornare a vivere la propria città con serenità, senza paura e senza dover considerare straordinario ciò che dovrebbe essere normale. Chiedere sicurezza, legalità e libertà di movimento non è razzismo. È la richiesta di uno Stato presente e di una convivenza fondata sul rispetto reciproco.

Di Giovanni Di Gennaro

Nato a Vittoria il 14 giugno 1952; completati gli studi superiori presso l'Istituto Magistrale di Vittoria, negli anni 70, anni in cui erano in servizio, docenti quali: Bufalino, Arena, Frasca, Traina e tanti altri nomi di prestigio, si iscrive a Roma presso la Facoltà di Psicologia. Non completa gli studi universitari e non consegue il diploma di laurea, in quanto nel 1973, viene assunto presso la ex Cassa Centrale di Risparmio V.E. Da sempre si considera più sindacalista che bancario, infatti, già nel 1975, diventa dirigente sindacale. Allo stato attuale, è Segretario Provinciale della FABI, il Sindacato più rappresentativo di categoria, e, inoltre, è componente del Dipartimento Comunicazione e Immagine del Sindacato, che pubblica un mensile: La Voce dei bancari. (150.000 copie al mese). Nel 1978, inizia a collaborare con il Giornale di Sicilia, per cui lavora fino al 1994. Si iscrive all'Ordine dei Giornalisti nel gennaio del 1981. Per oltre 20 anni, collabora con Radio-Video-Mediterraneo e con altre emittenti locali, regionali e nazionali. Dal 1996 ad oggi, collabora con La Sicilia. Dal 1997 al 2004 è corrispondente Ansa da Vittoria , Ragusa e provincia.  Direttore Responsabile di periodici, ultimo in ordine di tempo: Il Mantello di Martino, molti lo considerano "specialista" di cronaca nera.  Sempre attento alle vicende politiche, economiche, giudiziarie, riesce ad essere un attento osservatore e un apprezzato cronista.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com