{"id":118435,"date":"2026-10-26T16:28:31","date_gmt":"2026-10-26T15:28:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.italreport.it\/home\/?p=118435"},"modified":"2026-10-26T16:28:31","modified_gmt":"2026-10-26T15:28:31","slug":"nellera-dei-social-il-diritto-di-esprimersi-non-puo-diventare-il-diritto-di-condannare-un-intero-popolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italreport.it\/home\/nellera-dei-social-il-diritto-di-esprimersi-non-puo-diventare-il-diritto-di-condannare-un-intero-popolo\/","title":{"rendered":"Nell&#8217;era dei social il diritto di esprimersi non pu\u00f2 diventare il diritto di condannare un intero popolo."},"content":{"rendered":"<p>26 ottobre 2026<br \/>\nOggi ho ricevuto, nella mia qualit\u00e0 di Direttore responsabile del Quotidiano online ITALREPORT, una mail dall&#8217;UCOII che \u00e8 l&#8217;acronimo di Unione Comunit\u00e0 Islamiche d&#8217;Italia. \u00c8 un&#8217;organizzazione che riunisce diverse comunit\u00e0 islamiche presenti in Italia e si occupa, tra le altre cose, di rappresentanza, dialogo con le istituzioni, attivit\u00e0 religiose e iniziative culturali.<br \/>\nIl contenuto della mail, che nonostante abbia provato a rendere pi\u00f9 breve, senza intaccarne i contenuti, non penso di esserci riuscito, \u00e8 sostanzialmente il seguente:<\/p>\n<p>&#8220;Viviamo in un&#8217;epoca in cui chiunque pu\u00f2 pubblicare un pensiero, commentare una notizia o esprimere la propria opinione davanti a migliaia di persone. I social network hanno dato voce a tutti, ma non sempre questa libert\u00e0 \u00e8 accompagnata dalla responsabilit\u00e0, dalla conoscenza dei fatti e dalla capacit\u00e0 di distinguere tra ci\u00f2 che \u00e8 vero e ci\u00f2 che nasce dalla rabbia, o, ancora peggio, dal pregiudizio.<br \/>\nBasta un episodio di cronaca, un attentato o un delitto per assistere alla diffusione di commenti che, nel giro di pochi minuti, raggiungono centinaia di migliaia di persone e trasformano la responsabilit\u00e0 di un individuo in una condanna collettiva. Si passa dal giudicare chi ha commesso un crimine all&#8217;accusare un&#8217;intera popolazione, una cultura o una religione, come se milioni di persone potessero essere considerate complici delle azioni di un singolo.<br \/>\nQuesto modo di ragionare, diventato di uso comune, non \u00e8 soltanto superficiale, \u00e8 anche profondamente ingiusto.<br \/>\nOccorre per\u00f2 avere il coraggio di affrontare la questione senza ipocrisie. Quando un attentatore o un assassino di matrice islamista invoca Allah prima di uccidere, oppure dichiara di agire in nome della propria fede, non \u00e8 possibile e corretto ignorare questo elemento. \u00c8 doveroso interrogarsi sull&#8217;ideologia che lo ha spinto a compiere quella violenza, sulle eventuali interpretazioni estremiste della religione e sui contesti che possono favorire la radicalizzazione.<br \/>\nLa libert\u00e0 di pensiero non obbliga nessuno a tacere di fronte a questi fatti. Al contrario, una societ\u00e0 libera deve poter discutere apertamente del fanatismo religioso, del terrorismo, dell&#8217;estremismo e di ogni forma di violenza, senza paura di affrontare argomenti scomodi.<br \/>\nMa esiste una differenza fondamentale tra denunciare un criminale che giustifica le proprie azioni attraverso la religione e accusare indistintamente tutti coloro che professano quella stessa fede.<br \/>\nUn musulmano che uccide deve rispondere delle proprie azioni. Se ha agito per motivi terroristici o estremisti, questi aspetti devono essere accertati, denunciati con chiarezza e condannati. Tuttavia, il fatto che un assassino invochi Dio non dimostra automaticamente che ogni musulmano condivida le sue convinzioni, n\u00e9 autorizza a considerare un&#8217;intera comunit\u00e0 responsabile del suo delitto.<br \/>\nAllo stesso modo, nessuna religione, cultura o appartenenza nazionale pu\u00f2 diventare uno scudo dietro il quale nascondere responsabilit\u00e0 individuali, ideologie violente o comportamenti incompatibili con la convivenza civile.<br \/>\nIl problema nasce quando il giudizio si trasforma in pregiudizio e la ricerca della verit\u00e0 lascia il posto alla necessit\u00e0 di trovare un nemico da accusare. In quel momento non si cerca pi\u00f9 di capire che cosa sia successo, si cerca soltanto una conferma alle proprie convinzioni.<br \/>\nI social amplificano questo meccanismo. Un commento scritto d&#8217;impulso pu\u00f2 raggiungere migliaia di persone, alimentare ostilit\u00e0 e contribuire a creare un clima nel quale chiunque appartenga a una determinata comunit\u00e0 viene guardato con sospetto. E troppo spesso chi pubblica certe affermazioni non si preoccupa di verificare le informazioni, di conoscere i fatti o di riflettere sulle conseguenze delle proprie parole.<br \/>\nLa libert\u00e0 di espressione \u00e8 un diritto prezioso, ma non rende automaticamente intelligente, informato o fondato tutto ci\u00f2 che viene scritto. Avere una tastiera a disposizione non significa possedere la verit\u00e0.<br \/>\nLa vera seriet\u00e0 consiste nel saper distinguere, nel condannare la violenza senza esitazioni e nel pretendere che chi commette un reato ne risponda pienamente. Significa anche non trasformare il dolore delle vittime in uno strumento per alimentare l&#8217;odio verso persone che non hanno alcuna responsabilit\u00e0 nei fatti.<br \/>\nNon servono giustificazioni per i terroristi, n\u00e9 silenzi di fronte al fanatismo. Servono fatti, indagini, responsabilit\u00e0 e una condanna netta di chi uccide in nome di un&#8217;ideologia, religiosa o politica che sia.<br \/>\nMa serve anche onest\u00e0 intellettuale, se chiediamo che un criminale venga giudicato per ci\u00f2 che ha fatto, dobbiamo applicare lo stesso principio a tutti, senza attribuire colpe sulla base della provenienza, del nome o della fede professata.<br \/>\nUna societ\u00e0 matura non rinuncia alle domande difficili, ma rifiuta le risposte semplicistiche. Non confonde la tolleranza con la debolezza, n\u00e9 la fermezza con l&#8217;odio. Difende le vittime, pretende giustizia e non teme di denunciare l&#8217;estremismo, ma non accetta che la colpa di uno diventi la condanna di milioni di innocenti.<br \/>\nPerch\u00e9 la giustizia richiede responsabilit\u00e0 individuali, mentre il pregiudizio ha bisogno soltanto di generalizzazioni.<br \/>\nE prima di pubblicare l&#8217;ennesima accusa sui social, forse dovremmo porci una domanda: stiamo contribuendo a comprendere la realt\u00e0 e a contrastare la violenza, oppure stiamo soltanto aggiungendo altra rabbia a un mondo che ne ha gi\u00e0 fin troppa?<br \/>\nLa libert\u00e0 di parola ci permette di esprimere le nostre idee. La responsabilit\u00e0 ci impone di farlo senza rinunciare alla verit\u00e0, alla ragione e al rispetto dei fatti.<br \/>\nCon questo mio editoriale, che sono riuscito a comporre dopo circa 160 minuti di lavoro e dopo averlo letto e riletto 9 volte, perch\u00e9 chi si occupa di informazione ha una responsabilit\u00e0 diversa di chi scrive sui social, non intendo giustificare chi, ubriaco fradicio, molesta le persone, aggredisce i passanti o terrorizza un intero quartiere di una citt\u00e0 qualunque, brandendo un coltello o un&#8217;arma qualunque, o chi guida un&#8217;auto e non rispetta il codice della strada, non debba essere condannato, ma \u00e8 anche vero, che se una persona si comporta in un determinato modo, \u00e8 altrettanto vero che le sue responsabilit\u00e0 non possono essere attribuite ad una intera razza; che sia nera, gialla, rossa, bianca o arlecchino. Non so quante Redazioni o Direttori di giornali abbiano ricevuto la atessa mail che ho ricevuto io, ma so con certezza che se una Comunit\u00e0 l&#8217;ha scritta e l&#8217;ha inviata per essere diffusa, ho sentito il dovere, morale e professionale di rendermi utile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>26 ottobre 2026 Oggi ho ricevuto, nella mia qualit\u00e0 di Direttore responsabile del Quotidiano online ITALREPORT, una mail dall&#8217;UCOII che \u00e8 l&#8217;acronimo di Unione Comunit\u00e0 Islamiche d&#8217;Italia. \u00c8 un&#8217;organizzazione che riunisce diverse comunit\u00e0 islamiche presenti in Italia e si occupa, tra le altre cose, di rappresentanza, dialogo con le istituzioni, attivit\u00e0 religiose e iniziative culturali. 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