{"id":77698,"date":"2021-04-22T19:28:12","date_gmt":"2021-04-22T17:28:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.italreport.it\/home\/?p=77698"},"modified":"2021-04-22T19:28:12","modified_gmt":"2021-04-22T17:28:12","slug":"acate-ritorna-agli-antichi-splendori-dopo-il-restauro-lurna-sacra-che-custodisce-il-corpo-di-san-vincenzo-martire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.italreport.it\/home\/acate-ritorna-agli-antichi-splendori-dopo-il-restauro-lurna-sacra-che-custodisce-il-corpo-di-san-vincenzo-martire\/","title":{"rendered":"Acate. Ritorna agli antichi splendori, dopo il restauro, l\u2019Urna Sacra che custodisce il Corpo di San Vincenzo Martire."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Salvatore Cultraro, Acate (Rg) 22 aprile 2021.- Finalmente \u00e8 ritornata alla sua tradizionale ed antica collocazione, l\u2019artistica urna, sistemata sull\u2019Altare Maggiore della chiesa di San Vincenzo ad Acate, che custodisce, dal 1700, i resti mortali dell\u2019omonimo Santo Martire. Purtroppo le restrizioni dovute al Covid-19, non hanno ancora permesso una cerimonia ufficiale di presentazione alla cittadinanza, dell\u2019 opera restaurata, che si spera possa avvenire quanto prima. Un rientro al termine di accurati e delicati lavori di restauro per l\u2019Urna e \u00a0di manutenzione e ristrutturazione per la nicchia, che la custodisce, anch\u2019essa posta sull\u2019Altare Maggiore. Lavori resisi necessari, alcuni anni addietro, a causa dell&#8217;eccessiva umidit\u00e0 rinvenuta all\u2019interno della nicchia, che danneggi\u00f2 gravemente \u00a0anche buona parte dell\u2019artistica Urna sacra. Prima di dare inizio ai lavori di restauro dell\u2019urna, l\u2019ex parroco di Acate, don Giuseppe Raimondi,\u00a0 chiese al Vescovo dell\u2019epoca, della Diocesi di Ragusa, Monsignor Paolo Urso, l\u2019autorizzazione ad effettuare una \u201cricognizione canonica\u201d sul corpo del Santo Martire. Autorizzazione prontamente concessa e che quindi\u00a0 permise alla specifica commissione scientifica, nominata dal vescovo, di poter esaminare lo stato del Corpo del Santo Martire e\u00a0 procedere alla disinfestazione e ripulitura. Pertanto il Corpo di San Vincenzo fu \u00a0collocato in una nuova urna provvisoria. I lavori di restauro dell\u2019artistica e storica Urna furono eseguiti\u00a0 dalla \u201cBottega del Restauro Gianlongo\u201d di Vittoria i cui restauratori, nel corso di una prima ricognizione, cos\u00ec ne descrissero, in una relazione, lo stato di conservazione. \u00a0\u201c L\u2019 opera, di pregevole fattura e a forte impatto visivo per l\u2019osservatore, lascia intravedere i fasti, la maestria e l\u2019eleganza della sua realizzazione. Si presenta fortemente danneggiata da termiti che ne hanno indebolito notevolmente la struttura rendendo il legno fragile ed inconsistente. Oltretutto le loro deiezioni insieme all\u2019umidit\u00e0 a cui \u00e8 stata sottoposta hanno favorito l\u2019attacco microbiologico da parte di muffe estese soprattutto nella parte posteriore. L\u2019umidit\u00e0 inoltre ha provocato una notevole alterazione al supporto preparatorio in gesso delle dorature, creando dei distacchi e rendendolo debole e fragile. Ha interferito, inoltre, con le colle di origine animale che soggette a questi forti fenomeni di stress, risultano deboli creando dei distacchi delle giunture effettuate al tempo della realizzazione, producendo cos\u00ec parecchi frammenti degli elementi scultorei, probabilmente recuperati in modo parziale, in quanto l\u2019opera \u00e8 stata spostata in un ambiente adiacente alla Chiesa perch\u00e9 \u00e8 stata soggetta a disinfestazione, nel 2015 circa, da parte di una azienda specializzata\u201d. Quindi dopo l\u2019attento sopralluogo, la \u201cBottega del Restauro Gianlongo\u201d, avanz\u00f2 la propria ipotesi di restauro. \u201cIl restauro- si legge in una relazione- prima di tutto si concentrer\u00e0 sul preconsolidamento al fine di scongiurare ulteriori perdite di supporto preparatorio in gesso. Contemporaneamente l\u2019opera sar\u00e0 sottoposta all\u2019asportazione delle deiezioni delle termiti e a un trattamento biocida contro l\u2019attacco microbiologico. In seguito a queste operazioni si passer\u00e0 al consolidamento strutturale realizzando una struttura in legno che far\u00e0 da sostegno al di sotto dell\u2019Urna per poter asportare definitivamente le due travi provvisorie applicate al tempo della disinfestazione per favorirne lo spostamento. Sulle parti marce o spugnose verr\u00e0 iniettata una resina al fine di rendere la fibra del legno rimasta, pi\u00f9 consistente. La fase successiva sar\u00e0 quella di asportare interamente i rifacimenti non pertinenti del precedente restauro per favorire l\u2019intervento finale di pulitura. Ripulita interamente dalle sovrammissioni si passer\u00e0 alle ricostruzioni scultoree\u00a0 ove sar\u00e0 possibile ricostruire e ripristinare i frammenti lignei recuperati. Successivamente la reintegrazione del gesso preparatorio ove non fosse presente e infine la reintegrazione della foglia oro. Le fasi di restauro previste possono variare a seconda dell\u2019esigenza o addirittura essere sostituite all\u2019insorgere di imprevisti al fine di assicurare la perfetta esecuzione dei lavori. I materiali utilizzati saranno in linea con i canoni classici del restauro al fine di garantire la reversibilit\u00e0 dell\u2019intervento\u201d. Non \u00e8 la prima volta, per\u00f2, che la nicchia e l\u2019urna, vengono danneggiati da elementi inquinanti. Le loro condizioni agli inizi degli anni Ottanta dello scorso secolo erano gi\u00e0 abbastanza preoccupanti come riferito dall\u2019emerito parroco di Acate don Rosario Di Martino nella sua opera, \u201cI resti mortali di San Vincenzo raccontano le torture subite- A.D. 304- Acate 2011\u201d. La nicchia, entro la quale \u00e8 collocata l\u2019urna, infatti, in quel periodo si presentava del tutto inidonea per una conservazione ideale dei resti mortali, a causa dell\u2019abbondante presenza di umidit\u00e0, polvere e muffa. Elementi, questi, che influirono negativamente anche sulle condizioni di conservazione dell\u2019urna. Sempre secondo quanto esposto da don Rosario, apprendiamo che i vetri dell\u2019urna, nella parte posteriore ed in quella superiore, non erano interi bens\u00ec formati da due pezzi accostati l\u2019uno all\u2019altro con un margine di distanza di circa 3 mm ed uno di essi era addirittura rotto. Altro elemento dannoso era la presenza all\u2019interno dell\u2019urna, sotto il coperchio, di una lampada elettrica collocata a suo tempo per rendere pi\u00f9 visibile il corpo del Santo. Ma i danni maggiori risalgono al 1985 quando un violento incendio, provocato da alcuni ceri votivi rimasti involontariamente accesi, sviluppatosi in tarda serata il giorno dei festeggiamenti in onore del Santo, decret\u00f2 l\u2019inagibilit\u00e0 della chiesa. Prima dell\u2019inizio dei lavori di restauro della chiesa, il corpo del Santo Martire fu tolto dalla nicchia, annerita completamente dal fumo dell\u2019incendio, e trasferito nella Chiesa Madre. Contemporaneamente iniziarono anche i lavori di restauro dell\u2019urna resa ormai fragilissima a causa del legno completamente tarlato. Il corpo del Santo Martire, pertanto, fu tolto dall\u2019urna e sistemato provvisoriamente in un&#8217;altra dove vi rimase per circa sette anni fino al completamento dei lavori di ristrutturazione della chiesa ed al rientro dell\u2019urna con il Corpo del Martire, il 22 marzo del 1992. L\u2019urna che custodisce, da pi\u00f9 di tre secoli, le spoglie mortali del Santo, fu costruita a Roma nel 1700 come si evince dalla nota delle spese necessarie per la sua realizzazione e per la sistemazione del Corpo del Santo, redatta in Roma da fra Michele Strano, dell\u2019ordine della S.S. Trinit\u00e0. \u201cPer la manifattura dell\u2019urna di pero e sua inossatura- si legge nella nota di fra Michele- furono spesi scudi 20 (lo scudo romano era di argento ed a quell\u2019epoca pesava 31,788 grammi); per tutti gli intagli, scudi 50; per indoratura di tutti gli intagli, scudi 70; per ventinove canni di gallone d\u2019oro falzo per vestire l\u2019urna di dentro, scudi 6 e baiocchi 50; per tela per vestire l\u2019urna, baiocchi 90; per palmi tredici di damasco per vestire l\u2019urna, scudi 5 e baiocchi 50; per due serrature, per due bambinelli e quattro ferri per i piedi dell\u2019urna, scudi 1 e baiocchi 80; per incollare l\u2019urna e foderarla tanto di tela, quanto di damasco e gallone, scudi 2 e baiocchi 20; per li cristalli, scudi 70; per manifattura per detti cristalli, scudi 3; per il materasso e cuscino di ciperso, scudi 1 e baiocchi 50\u201d. (\u201c Nota di fra Michele Strano, della spesa fatta a Roma tanto per l\u2019urna quanto del Corpo del Glorioso San Vincenzo nell\u2019Anno Santo del 1700\u201d.-Archivio di Stato di Catania, Fondo Biscari- Legati elemosina e opere pie in Biscari- vol.387,n. provvisorio. Documento pubblicato da don Rosario Di Martino nel volume: \u201cBiscari e il suo Martire che sorride\u201d, dicembre 1996). Secondo quanto ipotizzato dal parroco don Rosario Di Martino, alcuni elementi architettonici raffigurati sull\u2019urna, sarebbero, poi, dei chiari riferimenti alla reale identit\u00e0 del Santo custodito al suo interno, ovvero San Vincenzo Martire diacono di Saragozza morto nel 304 d.C. a causa delle atroci torture subite durante le persecuzioni contro i cristiani ad opera dell\u2019imperatore romano Diocleziano. Le sei conchiglie scolpite sull\u2019urna, quattro alla base poste sugli spigoli, una sotto il monogramma di Cristo che sormonta l\u2019urna e l\u2019altra all\u2019altezza dell\u2019apertura del coperchio, secondo don Rosario comproverebbero la provenienza di San Vincenzo dalla Spagna. \u201cL\u2019artista romano- si legge in un passo della sua opera citata- stando all\u2019eleganza dell\u2019urna, non \u00e8 uno sprovveduto e se ha introdotto tra gli elementi decorativi, delle conchiglie, l\u2019ha fatto proprio per evidenziare la nazionalit\u00e0 spagnola del Santo\u201d. Ipotesi, questa, suffragata dal Dizionario Enciclopedico Italiano della Treccani, secondo il quale la \u201cconchiglia sarebbe il simbolo araldico della Spagna\u201d. Inoltre, nelle \u201cghirlande\u201d, presenti come elementi decorativi dell\u2019urna, si evidenziano delle \u201crose\u201d intarsiate nel legno. Sempre secondo don Rosario Di Martino, esse sarebbero un chiaro richiamo al miracolo della trasformazione \u201cdei cocci\u201d in \u201crose\u201d. Durante le torture inferte al diacono Vincenzo di Saragozza, infatti, dei cocci di ceramica acuminati, posti sotto al suo corpo martoriato, si sarebbero miracolosamente trasformati in rose profumate. Un\u2019ultima curiosit\u00e0, infine, sempre relativa all\u2019urna, sarebbe rappresentata dalla presenza sulla sommit\u00e0 del coperchio, di due stemmi che formano un unico stemma. Uno dei due apparterrebbe alla famiglia Patern\u00f2 Castello, l\u2019altro, invece, sempre ad una nobile famiglia ma dal casato ancora sconosciuto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-77699\" src=\"http:\/\/www.italreport.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Urna-Copertina-620x349.jpg\" alt=\"\" width=\"620\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.italreport.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Urna-Copertina-620x349.jpg 620w, https:\/\/www.italreport.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Urna-Copertina-940x529.jpg 940w, https:\/\/www.italreport.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Urna-Copertina-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.italreport.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Urna-Copertina-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.italreport.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Urna-Copertina-1280x720.jpg 1280w, https:\/\/www.italreport.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Urna-Copertina-1024x576.jpg 1024w, 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